Data dell'intervista: 19/07/2018
Intervista a: Prof. Antonio Benedetti
 

Come cambia la gastroenterologia: "Ecco cosa ci riserva il prossimo futuro"

 
Che la gastroenterologia italiana possa essere annoverata tra i ‘vanti’ del nostro Paese lo dimostra la pubblicistica e il gran numero di specialisti gastroenterologi che vengono letteralmente ‘risucchiati’ da altre nazioni europee e non solo. Tuttavia è altrettanto certo che questa disciplina sta attraversando grandi cambiamenti, sia dal punto di vista prettamente clinico che dal punto di vista della formazione e dell’inserimento dei giovani. Il professor Antonio Benedetti, Clinica di Gastroenterologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia/Università degli Studi di Ancona e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Gastroenterologia, ci illustra alcuni di questi cambiamenti con uno sguardo al futuro…
Professor Benedetti, proprio lei ha recentemente lanciato un allarme sulla mancanza di gastroenterologi. Cosa sta facendo la Sige per migliorare questa situazione?
Si tratta di un problema di formazione, tema divenuto per me molto rilevante da quando ho ricoperto il ruolo di preside della facoltà di medicina e chirurgia di Ancona. Oggi sono presidente del collegio di gastroenterologia, una scuola di specializzazione, e posso osservare la situazione dalle ‘prime linee’, per così dire. Recentemente i contratti di formazione specialistica sono aumentati, dai 63 del 2015 ai 91 del 2018, un dato positivo che tuttavia non può soddisfarci appieno. Noi della Sige abbiamo a cuore la formazione dei nostri ragazzi, sappiamo che sono i gastroenterologi del domani ed è per questo che stiamo pianificando una serie di eventi dedicati a questo ambito. Più che la formazione degli specializzandi, che hanno già alle spalle delle scuole, il nostro focus è sui neospecialisti: questi giovani si trovano spesso in un limbo che può durare 4-5 anni mentre attendono di entrare a pieno titolo in una struttura e durante questo lasso di tempo rischiano di perdere qualcosa della loro preparazione. È proprio qui che stiamo lavorando.
 
Lei è un esperto di patologie delle vie biliari, come sta cambiando questo settore?
È un settore in cui la Sige ha una expertise trentennale e su cui adesso c’è una grandissima attenzione, anche perché la ricerca ha fortunatamente trovato modi efficaci per combattere quello che fino ad oggi era big killer delle malattie del fegato, l’epatite C. Comprende patologie come il colangiocarcinoma, le malattie autoimmunitarie dell’albero biliare come la colangite biliare primitiva o la colangite sclerosante primitiva. La ricerca ha messo a punto farmaci nuovi per le patologie biliari, che cambiano profondamente la pratica clinica perché vanno a sostituire una terapia che è rimasta sostanzialmente invariata per 20 anni. Una situazione simile si sta delineando anche nell’ambito delle fibrosi epatiche come la steatoepatite non alcolica (Nash) e la steatosi epatica non alcolica (Nafld), per le quali si stanno mettendo a punto delle molecole che potrebbero rappresentare dei farmaci futuribili e che già cominciano ad essere nell’ipotesi di pre-mercato. In questo momento in Italia ci sono almeno 3 trial clinici avanzati, una situazione resa possibile dai grandi traguardi raggiunti nell’ambito della terapia delle epatiti virali, che prima assorbiva la maggior parte delle risorse.
 
Cosa riserva il futuro per la gastroenterologia e in particolare per la Sige?
Sono fortemente convinto che la medicina molecolare avrà un ruolo centrale anche nella nostra disciplina. Stiamo ottenendo risultati molto importanti con questo tipo di terapia nel capitolo delle malattie infiammatorie croniche intestinali (ad esempio rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn) ed è importante continuare a lavorare in questa direzione. Inoltre, come il nostro attuale presidente il professor Domenico Alvaro, ritengo che siano molte le potenzialità delle cellule staminali: al momento è un ambito in cui ci sono più ombre che luci, ma siamo convinti che potrebbero essere impiegate con successo in alcune patologie, come la cirrosi epatica. Per quanto riguarda la nostra Società invece, nei prossimi anni lavoreremo per potenziare l’operatività della disciplina favorendo lo sviluppo formativo dell’ecografia e della ecoendoscopia. È un ambito che nel nostro paese è ancora carente, per questo motivo abbiamo progettato un nuovo ente che speriamo possa porre un rimedio a questa situazione: la School of endoscopy e School of ecography.
 

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